RACCONTO DI NATALE

Una storia e un’immagine da interpretare…
In realtà una scusa per farvi i miei auguri di buone feste: il mio augurio è che possiate guardare al mondo con occhi sempre nuovi e che riusciate a cogliere in ogni cosa molteplici e persino contraddittori aspetti.

Buona lettura!
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Il 24 dicembre di quattro anni fa, al termine della cena di vigilia, ho estratto dal cestino della frutta secca una noce. Era particolare: tripartita e con il gheriglio a sei lobi.
Due fra i commensali presenti, una coppia di tedeschi di una certa età, avendo esaminato con attenzione il cestino in cerca di un’altra “sonder Wallnuss” (noce speciale) e constatato che quella in mano mia era la sola, si sono allora detti convinti che quello fosse un segno, un presagio per me. E infatti lo era.
Ma che tipo di segno? Cosa avevo in mano?
Un frutto cresciuto in maniera anomala, le cui cellule si erano insolitamente replicate per dar forma a qualcosa d’incongruo rispetto alla norma.
Col senno di poi, avrei colto un riferimento piuttosto letterale ad una situazione che per me era ancora ignota. Ma in quel momento mi bastava credere che aver preso quel frutto strambo mi avrebbe portato fortuna. Non ho mangiato la noce, ho preferito metterla in tasca.
Circa due mesi dopo mi è stato diagnosticato un cancro al seno. La “sonder” noce a quel punto ha acquistato ai miei occhi il senso di un cattivo omen, una noce del cattivo augurio.
Il 10 aprile, a qualche giorno dalla seconda chemio, i capelli non erano ancora caduti; ho deciso di schiacciare la noce e fotografarla.E in quel momento ho cominciato a pensare che in realtà era davvero stata una noce portafortuna.